9) Schelling. L'Assoluto.

Per Schelling l'Assoluto  l'unione di finito ed infinito. Questa
conclusione  presentata dal filosofo come il risultato di un
processo storico, di una linea ideale che va da Giordano Bruno a
Spinoza, a lui stesso.
F. W. J. Schelling, Bruno, ovvero Dialogo sul principio divino e
naturale delle cose (pagina 419).

Stando cos le cose, poich dall'infinito e dal finito procede
tutto ci che si stima eterno, e poich tutto ci che noi
veramente distinguiamo deve per essere o l'uno o l'altro dei due,
 necessario che di tutto vi sia un'unica idea, che dunque tutto
sia a sua volta in un'unica idea. Infatti l'idea si distingue dal
concetto, a cui compete soltanto una parte dell'essenza di quella,
in ci, che questo  mera infinit, e appunto perci  anche
immediatamente opposto alla molteplicit, quella invece,
unificando molteplicit e unit, finito ed infinito, si comporta
in un modo affatto identico con entrambi. Ora poich gi
precedentemente ci  stato appreso che la filosofia deve occuparsi
soltanto degli eterni concetti delle cose, l'idea di tutte le idee
sar allora l'unico oggetto di ogni filosofia; e questo altro non
 che quella che contiene espressa l'inseparabilit del diverso
dall'uno, dell'intuire dal pensare_.
Anzitutto dobbiamo ricordarci che abbiamo posto un'assoluta
inseparabilit di entrambi, s che l'essenza dell'assoluto non 
invero n l'uno n l'altro dei due, e appunto per questo 
assoluta; ma in riguardo a quell'assoluto, tutto ci che  in
quanto ideale  immediatamente anche reale, e in quanto reale 
immediatamente anche ideale_.
Noi abbiamo ora determinato l'assoluto quanto alla sua essenza
come n ideale n reale, n pensiero n essere. Ma in relazione
alle cose esso  necessariamente l'uno e l'altro in maniera
egualmente infinita, giacch in riguardo all'assoluto abbiamo
detto, tutto ci che ,  in quanto reale anche ideale, e in
quanto ideale anche reale_.
Dunque nessun finito in s  al di fuori dell'assoluto, e solo per
s stesso singolo, giacch ci che nel finito  ideale senza
tempo, nell'assoluto  anche reale, e se quel rapporto di
possibilit  rapporto di causa ed effetto, esso pone a s stesso
questo rapporto, e se questo non  senza tempo, esso pone a se
stesso il suo tempo; pi precisamente: pone ci di cui contiene
soltanto la realt senza la possibilit come passato, e ci di cui
contiene la possibilit senza la realt come futuro; quel che pone
il suo tempo  dunque il suo concetto, ossia la possibilit -
determinata per relazione con un singolo reale - ch'esso contiene,
e la cui determinatezza esclude sia il passato sia ci che 
futuro. Dunque, nell'assoluto, essere e non essere sono invece
immediatamente congiunti. Anche le cose inesistenti, ed i concetti
di queste cose, sono infatti contenuti nell'eterno non altrimenti
che le cose esistenti ed i concetti di queste cose, cio in modo
eterno. A loro volta per anche le cose esistenti ed i loro
concetti sono nell'assoluto non altrimenti che le cose inesistenti
ed i concetti di queste cose, cio nelle loro idee. Ogni altra
esistenza  invece parvenza.
Grande Antologia Filosofica, Marzorati, Milano, 1971, volume
diciottesimo, pagine 221-222.
